LA FORMAZIONE PERSONALE E DIDATTICA DELLO PSICOTERAPEUTA A INDIRIZZO INTEGRATO

di Maria Rosa Madera

“Io sarò con te”, con questa breve ma significativa affermazione F.Perls nel 1969 riassumeva la dimensione della relazione nel processo di psicoterapia. La posizione dello psicoterapeuta, qui annunciata come impegno e intenzione a restare insieme all’Altro in un tempo e in un luogo che via via si definiscono, anticipa i requisiti che in letteratura autori diversi riconoscono predittivi di un trattamento efficace. Essere con te significa dare attenzione, procedere allo stesso passo, non ingannare, rispondere al bisogno di essere curato, di guarire e dunque di cambiare.

La definizione di questo modo di essere e di agire con il paziente, cioè di fare psicoterapia, è ripresa negli anni ’90 da U.Galimberti che nel suo Dizionario scrive: è un processo(la psicoterapia) interpersonale, pianificato, volto a influenzare il comportamento e le situazioni di sofferenza con mezzi prettamente psicologici, per lo più verbali, ma anche non verbali, in vista di un fine elaborato in comune che può essere la riduzione dei sintomi o la modificazione della struttura della personalità, per mezzo di tecniche che differiscono per il diverso orientamento teorico a cui si rifanno.

La psicoterapia si svolge tra persone che interagiscono in uno scambio dinamico (anche in contesti particolari quali le Comunità), all’interno del quale una è bisognosa di aiuto e l’altra possiede l’equilibrio emotivo e la capacità necessari a porgere un aiuto efficace(1) .

Allo psicoterapeuta viene richiesta dunque la stabilità emotiva, dote non sempre innata ma che può essere acquisita attraverso un percorso di formazione personale. Il futuro psicoterapeuta sperimenta così il ruolo di paziente per migliorare la propria consapevolezza, per approfondire l’esperienza emozionale e per comprendere le dinamiche transferali e controtransferali della relazione.

La competenza che autorizza lo psicoterapeuta ad operare si origina nella responsabilità di adottare strumenti adeguati alla richiesta del paziente, ma anche nella consapevolezza dei vissuti personali che possono agevolare oppure ostacolare il processo di cambiamento.

Il training formativo del “bravo” psicoterapeuta si sviluppa attraverso l’esperienza dell’analisi didattica che, tenendo conto degli obiettivi della formazione, pone in evidenza il modo in cui durante la seduta sono riprodotte le dinamiche interpersonali tra il paziente e lo psicoterapeuta.

La terapia personale con la supervisione di un didatta è una componente obbligatoria del training e, nella Scuola di ACOF Psicoterapia Integrata e di Comunità, viene considerata determinante nella formazione.

Il didatta favorisce l’alleanza terapeutica attraverso la costruzione della fiducia e agevola il processo transferale. Analizza poi con l’allievo il transfert e il controtransfert per consentirgli, come suggerisce l’approccio psicodinamico, di riconoscere i propri conflitti e giungere a un modo di relazionarsi più appropriato. Il didatta interagisce con l’allievo attraverso l’empatia, la comprensione e l’incoraggiamento, confermando così il valore dell’approccio gestaltico, ma non tralascia, come elemento complementare, l’utilizzo di strumenti derivati dall’approccio cognitivo e la lettura di testi per la crescita personale e professionale.

Il modello di formazione adottato richiede all’aspirante psicoterapeuta un’esperienza che lo veda paziente, esperto e terapeuta. Questo iter si definisce, come suggerito da Menoni (2002) con l’assunzione di volta in volta di una delle seguenti posizioni:

Paziente, corrisponde al ruolo di persona che porta una problematica, un disagio, una disarmonia.

Esperto, corrisponde a un individuo capace di implementare le proprie conoscenze e di affinare le proprie capacità professionali.

Terapeuta, oltre a quanto acquisito come esperto, si caratterizza come professionista autentico e aperto, sano ed equilibrato.

Anche all’allievo specializzando in psicoterapia può capitare durante il training formativo personale di non riuscire a individuare con chiarezza i propri conflitti e le proprie emozioni.

Il didatta lo invita allora, in particolar modo in assenza di memoria onirica, a produrre immagini mentali che si prestino ad essere trasformate in modo da avviare a livello simbolico il progetto di cambiamento.

>L’esperienza dell’immaginazione è preceduta da un breve rilassamento che favorisce l’ascolto delle sensazioni corporee e delle emozioni. La voce di chi conduce è pacata, mantiene la sua spontaneità, usa toni sospesi che favoriscano lo sviluppo autogeno del vissuto.

I preliminari richiamano la forma di meditazione integrata, che Romano Madera (2012) chiama meditazione filosofica per i suoi riferimenti anche alla tradizione filosofica greco-romana.

“Si sceglie una posizione del corpo che faciliti tanto la distensione quanto la concentrazione. Ognuno è libero di trovare un atteggiamento corporeo che gli corrisponda. È chiaro che questa scelta presuppone una certa confidenza, acquisita con pratiche di consapevolezza che abbiano reso sensibili alle modifiche psichiche e spirituali che il gesto corporeo porta con sé. Ogni momento può durare cinque o sei minuti…”.

Il concetto di integrazione supera qui i confini verbali e si espande oltre la parola. Il linguaggio del corpo descrive attraverso condizioni fisiche e posturali e attraverso la respirazione la consapevolezza inscindibile tra emozione e pensiero.

Viene così a realizzarsi tra la sensazione corporea e l’esperienza emotiva un rapporto di continua interazione e di influenza reciproca. È un valido training per acquisire maggiore accuratezza nella percezione di sé e per migliorare le capacità di autocontrollo avviando alla consapevolezza in maniera distensiva.

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[1] A proposito del riferimento al contesto di lavoro in Comunità terapeutiche si rimanda a  M.A.Rugo, E.Minazzi Uno per tutti, uno per uno, Franco Angeli, Milano 2015.

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Bibliografia

Alberti G.G., L’esperienza correttiva nelle psicoterapie. Un fattore comune di cambiamento, Milano, Franco Angeli Editore, 2012.

Giusti E.,Montanari C., Iannazzo A., Psicoterapie Integrate, Milano, Masson , 2004.

Madera R., La carta del senso, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2012.

Madera M.R., (a cura di), Maria Luisa Orlic L’educazione gestuale Roma, Armando, 2012.

Menoni E., Relazione sull’indirizzo teorico-culturale e metodologico dell’Istituto di Psicoterapia Integrata, 2002.

Perls F., Qui e ora. Psicoterapia autobiografica, Roma, Sovera, 1991.

Rugo M.A., Minazzi E. Uno per tutti,uno per uno, Milano, Franco Angeli, 2015.

Wachtel P.L., Mckinney MK., Cyclical psychodynamics and integrative psychodynamic therapy, in Nercross, Goldfried ,1992.

Widmann C., Le terapie immaginative, Roma Ma.Gi., 2004.

 

(tratto dal libro "Superare i confini - Psicoterapia integrata e e di comunità" a cura di Maria Rosa Madera, 2015, Macchione Editore)

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